Recensione
John Cage Zeitkratzer
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Avanguardia Voti redazione e staff

Zeitkratzer

John Cage

Zeitkratzer Records

Zeitkratzer è più di un dubbio, più di un elemento, più di un collettivo o di una label. Zeitkratzer è comunque Reinhold Friedl, e meglio ancora Berlino. Zeitkratzer è l'Europa, la presa della Bastiglia di un AMM contemporanea, il bisogno se non la necessità di un ensemble organizzabile sulle ceneri della vecchia Europa improvvisativa non-canonica. E poiché il contemporaneo non ha nemmeno più il tempo di misurarsi col suo dissanguamento, poiché è più veloce di un corto circuito e non lascia alcuna possibilità di pensarsi, avran pensato bene i tipi di Zeitkratzer di ripensare, non si sa bene se per l'importanza del nome o le soluzioni aleatorie, John Cage, che qui viene ripescato nel tardo periodo (mancavano 6 anni alla sua morte) quando il filo tra indeterminazione e determinazione si faceva non solo più impreciso ma gli permetteva di vivere su commissioni ed esercitare un grande influsso teorico sul senso dell'esecuzione della partitura.

Tralasciando questi argomenti, che a noi poco interessano, il punto è che se Zeitkratzer lo si può trovare più in una discografia accanto ai Vibracathedral Orchestra o Omit più che accanto a Bach, sta nel fatto che l'aleatoria di Cage, strafiticata sul ricorso della non-musica e del rumore catartico, confluisce qui dentro in una molto personale e deprecabile avventura da fine dei tempi. Da qui, l'interesse all'ensamble di Friedl da parte di persone assai vicine alla fine del suono come Alva Noto, e da qui il ricorso del collettivo a ricomposizioni merzbowiane e musicisti rock dediti al rumore ed all'improvvisazione.

Così le prime due traccie del disco si rincorrono su soluzioni di non continuità droniche dove i confini tra orchestrale e contemporaneo, visto il mescolamento, quasi si annullano; e l'ultima traccia, a dire il vero quella più interressante, più che richiamare il Cage ultimo, si squaderna tra elementi "rubati" dal Morton Feldman più astratto, e vanno avanti per mezz'ora  riescendo a catturare l'ascolto, racchiudendolo in uno spazio quasi esistenzialista.

Zeitkratzer è dunque un bivio ancora più di un dubbio: da un lato promettente collettivo di auto-continuazione dialogica di una tradizione europea fortemente dispersa ed impelagata per probabili finanziamenti statali, e dall'altro un collettivo le cui scelte stilistiche in nome degli scheletri celebri della composizione riesce ad infittire ed estendere l'asfissiante musica di ricerca persa da più di venti anni nell'accademismo forzato e senza sbocchi.

(5.8/10)

Scheda: Zeitkratzer

Pubblicazione: 29 Marzo 2010

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