Ekkehard Ehlers, che di fiuto ne ha, con l'antologia Childish Music, coinvolse anche Kazumasa Hashimoto nel rango della freakerie eletronique, elevandolo a cadetto di una preziosa promessa.
Alla sesta prova su lunga distanza, il "naive sounds" di Hashimoto, da minimalismo texture-elettronico trasborda a canzononcina-lounge, cancellando vistosamente una serie di dettagli e microprocessing elettronici. L'avevamo lasciato con Tokyo Sonatas, che accompagnava l'ultimo rarefatto film di Kiyoshi Kurosawa, ed il capitombolo all'indietro, si avverte, nel senso generale di un'assenza di dettagli e novità.
Sia chiaro, le traccie sono ganze, l'architettura pop tiene e regge, ma il tutto è oggettivamente intaccato dall'accanimento quasi morboso di azzardare il tributo definitivo ai vestali pop. In tal senso, Strangess cade irreparabilmente in un salto all'indietro, s'ingolfa in arrangiamenti stucchevoli e pesanti, e finisce per somigliare all'ennesimo tentativo da copisteria tardo-revival.
Hashimoto non sta alla musica pop come Arto Lindsay sta a quella brasiliana, e poiché siamo abituati dai giapponesi al costante isolazionismo-straniamento, ci risulta difficile digerire un ennesimo disco cover alla Stereolab. Per non parlare dell'ultima traccia, 20 minuti di piano, che esulano completamente dalle atmosfere del disco. Dispensabile.
(5.0/10)
Scheda: Kazumasa Hashimoto
Pubblicazione: 03 Aprile 2010
File under: Elettronica lounge
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