Recensione
Time To Park Avenue
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British pop rock Voti redazione e staff

Park Avenue

Time To

BKM Productions

Novaresi i Park Avenue, eppure Time To pare l’esordio di una band british sin nelle mutande. Non è ovviamente per il cantato, ma piuttosto per il coacervo di input sonori che da bravi mattoncini ammaestrati marchiano il disco da cima a a fondo. Leit Motiv di Time To è il gioco di chiaroscuri di un pop-rock che lascia emergere senza remore i punti di riferimento del caso: gli Stereophonics (invero gallesi) e i Supergrass. Ovvero, la mediazione perenne tra tradizione anglosassone altezza Kinks o Small Faces e la predisposizione a certo pop simil-trasversale di marca Stone Roses.

E allora campo libero a chitarre grattugiate come da dettami neo wave, tappetini di synth non troppo invadenti, alternanza di possanza elettrica (South Road) e pacatezza acustica - Morphine o On August 15 (I’ll Go), quest’ultima davvero riuscita e toccante - al servizio di hook melodici in bilico perenne tra il banale e il gustoso. Ognuno con i propri vezzi, specificità e contaminazioni, Kelley Jones e Gaz Coombes avevano però trovato la quadratura del cerchio per una manciata di dischi davvero buoni.

Federico Marchetti Florio, Marcello Cravini, Vinicio Vinago e Alberto Piccolini invece, ne han metabolizzato ogni piccola sfumatura, ma la scrittura è ancora troppo calligrafica e poco personale per convincere davvero.

(5.0/10)

Scheda: Park Avenue

Pubblicazione: 24 Marzo 2010

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