Dai Sunn O))) di Stephen O'Malley ai Jesu di Justin Broadrick, passando per atti ben più underground come Xasthur e Striborg, i pegni a Varg Vikernes sono stati molteplici così come indelebili i segni lasciati dal progetto Burzum su tutte le musiche estreme degli ultimi quindici anni.
Oggi che il Conte è tornato in libertà - e Burzum redivivo - i sedici anni di reclusione pesano però come un macigno sulle sorti di Belus, settimo sigillo di uomo che oggi risveglia il genius loci che aveva guidato le gesta degli adepti del culto più un lustro or sono.
L'iniziale coppia di brani Belus' Død (con recupera il vecchio riff di Dauði Baldrs) e Glemselens Elv (reminescente degli Ulver di Bergtatt) è indubbiamente la più riuscita; Kaimadalthas' Nedstigning si salverebbe agilmente se non fosse per le parentesi folk-metal, mentre Sverddans, un thrash-black risalente al periodo degli Uruk-Hai (il nome del progetto prima che si chiamasse Burzum) mostra inevitabilmente i tratti più anacronostici del suono dell'ex detenuto di Trondheim. Altro aspetto negativo è il paragone con lo scream dei bei tempi, oggi un pallido riflesso di quello di allora, e perciò non rimane che la nostalgia nell'incedere finale di Belus' Tilbakekomst memore dei fasti ’90.
In casi come il suo, sarebbe meglio lasciare che le reliquie giacciano indisturbate per essere eternamente onorate e servire da monito negli anni a venire.
(6.0/10)
Scheda: Burzum
Pubblicazione: 21 Marzo 2010
File under: Black Metal
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