Recensione
Where Is The Truth Mark Van Hoen
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shoegaze-beat Voti redazione e staff

Mark Van Hoen

Where Is The Truth

City Centre Offices

A volte basta consultare la carta d’identità di un musicista per chiarirsi le idee. Nativo di Croydon, l’inglese Van Hoen è cresciuto dentro quella che dalle sue parti chiamano “Black Country”, l’area industriale delle Midlands. Un po’ come gli illustri suoi maestri di Düsseldorf, Sheffield e Detroit, ha familiarizzato prestissimo a con ritmi e clangori da fabbrica, smanettando già a quindici anni col primo synth e (senza dimenticare l’amore per i Cocteau Twins: si sente) abbracciando la musica elettronica. Che, a ben pensarci, è oramai un’etichetta che contiene tutto e nulla come “rock”. E infatti Mark - di sangue misto d’India, Giamaica e Albione - si è fin qui destreggiato facendo di tutto un po’: sintetizzando, ricordiamo la presenza nei Seefeel; il progetto Locust e un contratto andato all’aria non per colpa sua con la R&S; esperimenti con sonorità digitali stimati dagli Autechre; l’apprezzabile produzione per gli ex compagni di giochi Scala e i teneri Mojave 3.

Punta di un sommerso che non lo vedeva uscire in prima persona da sei anni e sarebbe stato meglio così. Resta difatti a metà del guado Where Is The Truth, indeciso tra un’elettronica pastorale in scia ai Cluster più morbidi e agli Harmonia (bella e illusoria la partenza Put My Trust In You) e un trip-hop dalle venature shoegaze - e viceversa - sulla carta stuzzicante ma frigido negli esiti. Logico che vi sia tanto professionismo dell’intarsio e si viaggi su levigate stratificazioni; meno che ciò affossi i brani nonostante certe intrusioni più sperimentali. Senza che qualcosa, ad eccezione della straniante I Need Silence, si imponga sulla scrittura anonima. Così non si esce vivi dagli anni Novanta.

(5.5/10)

Scheda: Mark Van Hoen

Pubblicazione: 05 Aprile 2010

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Giancarlo Turra
Giancarlo Turra (Album 2010)

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