Recensione
Cover image
Genere

drone soundscape

Data di uscita

Settembre 2008

Pubblicazione

01 Settembre 2008

Windy Weber

I Hate People

Blue Flea

Windy Weber è la metà femminile del duo Windy & Carl e questo è il suo primo disco solista. Ad inizio anno, aveva cercato inutilmente di farlo uscire per la Kranky non riuscendoci. Pare che i signori dell’etichetta chicagoana non volessero sentirne parlare perché per loro il materiale di I Hate People era troppo dark, in una maniera “che sarebbe stata maggiormente apprezzata da fan di Nurse With Wound o robe del genere”. La nostra Windy si sarebbe così risolta a farlo uscire per due etichette molto più piccole come Blue Flea e Kenedik riuscendo comunque a piazzare un nuovo disco di Windy & Carl che infatti uscirà per Kranky il mese prossimo.

L’aneddoto ci introduce alle caratteristiche di questo disco così particolare meglio di mille analisi più o meno critiche. Ci dice innanzitutto che la recente ondata di dischi Kranky sempre più “commerciabili” (Deerhunter, To Kill a Petty Borgouisie, Benoit Pioulard, Bird Show) ha evidentemente un risvolto di marketing ben preciso per l’etichetta emblema del post rock che quest’anno compie 15 anni. Dall’altro scopriamo che Windy Weber, ancora nel 2008, con o senza Carl Hultgren, è capace di elaborare musiche di una creatività sconcertante.

I Hate People è un disco che lascia senza fiato per tutta una serie di motivi. Innanzitutto per la sua copertina, che mostra una giovanissima Windy versione goth, nella foto del passaporto risalente al 1987, lontanissima anni luce dalla simpatica signora sorridente che generalmente campeggia nelle foto promozionali del gruppo madre. Altro motivo per inabissarsi in questo disco è il suo concept e il suo titolo. Concepito evidentemente in un periodo un po’ nero, I Hate People ha a che fare, per usare le parole della stessa musicista, con "an island…..a place to be away from the rest of the world, a place where no one can hurt or betray us.

This record is about that island.” Parole che sembrano il manifesto per una nuova estetica isolazionista. Diviso in due tracce, Sirens e Destroyed , questo è un disco che fa dello straniamento e della perdita di orizzonti, la sua ragion d’essere. Un’isola solitaria dove perdersi per ritrovarsi senza appigli in un gorgo nero. La prassi è la stessa del gruppo storico, ma inlividita e incattivita come non mai. Sirens poggia nella prima parte su un lavoro di chitarra riverberata e un tappeto di droni d’organo che si incupisce via via che i minuti procedono. Destroyed è ancora più horror. Suddivisa idealmente in tre parti.

Nella prima ci sono un respiro ansioso, un opprimente incastro di om tibetani, una nenia macabra per echi di drones perduti nell’etere come fantasmi e la parola “Destroyed” pronunciata, cantata, parlata in un rantolo circolare infinito. Nel secondo un affanno noise-industriale opprime tutto come in una pressa metallica. Nella terza il clangore rumorista si discioglie come neve al sole e non rimangono che tracce sottopelle di umori e suoni perduti. Il disco esiste in doppia versione.

Quella descritta qui è quella del cd licenziato dalla Blue Flea. La versione in vinile di Kenedik ha un mix e una durata totalmente diversi. La costante è l’opprimente nero che muove la visione musicale solista di Windy Weber come un fondale senza segni, colori, visioni.

(7.7/10)

Scheda: Windy Weber

| Archivio
Antonello Comunale
Antonello Comunale (Album 2008)