Knut è un pettinatissimo crescendo verso l'inevitabile deflagrazione (Mogwai? Sigur Rós? Fate voi). Poi una serie di ballate tra il pop orchestrale, una volta mood primi Elbow (Tightrope), un'altra con coralità eteree e melassa (Little one), e il bozzetto acustico con archi o senza (Solstisce) su cui si spande un'incursione rumoristica che definire inutile è carità (There are worse things than being alone). Nella seconda parte invece parziale cambio di registro: inquietudini e chiaroscuri Peter Gabriel in salsa indie-rock (Peaceful liquid shell: non manca un'altra mezza botta finale) o su profondità di basso (Child), albeggiamenti con rifrazioni di luce che rimangono un po' lì così a mezz'aria e una chiusura, The Final Hour, che inizia sussurrata e lontana e quindi esplode giusto un attimo prima che ci si addormenti.
Diabete e noia con gli ex Aereogramme Craig B e Ian Cook, i quali ripartono esattamente da dove erano rimasti con il gruppo originario per fare una bella dozzina di passi indietro e sprofondare verso il baratro. Ok, sono fuori tempo massimo, ma non sarebbe niente se le canzoni fossero almeno decenti. Invece no, sembrano accanirsi apposta contro chi come il sottoscritto è costretto ad arrivare in fondo al disco almeno una volta. Chissà cosa avrò fatto di male per meritarmelo.
(4.2/10)
Scheda: Unwinding Hours (The)
Pubblicazione: 26 Marzo 2010
File under: pop post-rock
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