Calmatesi le acque, invero quest'anno stagnanti come di rado, scegliamo un disco sanremese da recensire ed è quello di Nina Zilli. L'italico pop arriva sempre qualche anno in ritardo, e mica solo lui a dirla tutta, dunque per una Amy Winehouse in surplus mediatico ecco giungere una schiera di voci sgrezzate, aroma cuoio ancora caldo, che vagano chiccose ed elitarie con nobili Avvocati a far da padrini (Malika Ayane) o rivalutano i magnifici Cinquanta/Sessanta come nel caso della milanese.
Zilli riparte infatti dalla grande stagione del pop orchestrale nostrano e lo mescola a fiati Stax, incrinature raggae e ska, quadrature beat, con gusto melodico perfetto e voce che pur senza strafare fa comunque quel che vuole. Il tutto è nuovissimo per il cambriano sanremese, fin troppo incravattato e prevedibile quando invece si torna nella realtà. Certo, la ragazza ha stile ed il disco è piacevole, Il paradiso ad esempio concentra in una sola traccia tutto quanto detto fino ad ora ed è un bel sentire, più Caterina Caselli che Mina.
Tuttavia un qualche azzardo in più avrebbe sicuramente giovato, soprattutto sulla lunghezza di dodici tracce con in più le ovvie featuring di Giuliano Palma e degli Smoke. La si vedrebbe bene prodotta dal Fossati in spleen Motown di Lampo viaggiatore, che magari le scrivesse anche qualche brano.
(6.0/10)
Scheda: Nina Zilli
Pubblicazione: 17 Marzo 2010
File under: pop
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