Una Cristina Donà jazz, la Consoli più elegante, il folk bucolico dell'ultimo Moltheni. Ilaria Pastore sta esattamente in mezzo, con una proposta che lavora per sottrazione, prediligendo una musica d'autore ordinata, dagli arrangiamenti sobri e naturalmente predisposta al virtuosismo vocale. Insomma, il “disordine” del titolo è solo supposto perché tutto quadra in questo esordio a cui collabora in veste di arrangiatore e produttore il collega d'etichetta Gipo Gurrado, in arte Nolan. Dall'intimismo di Addosso alle declinazioni sudamericane di Miele, dalle basi dispari di Fermo immagine al pop di La chiamano notte.
Manca un po' di coraggio. Per andare oltre l'opera tecnico-compilativa, evitare l'effetto piano-bar e approdare a una dimensione musicale peculiare lontana dalle solite confezioni pop-melodiche.
(6.4/10)
Scheda: Ilaria Pastore
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