Joel North (chitarra e cello) e Bruce Blay (macchinari e violino) un bel giorno sono partiti da Denton, Texas, e sono andati a vedere il mare. In quel periodo probabilmente lì da qualche parte nel Golfo del Messico nuotavano tranquille delle balene. Ne è venuta fuori una musica marina, a tratti proprio cetaceologica, un incantamento panistico che all'epopea di Melville preferisce il naturalismo di un Thoreau deciso ad imbarcarsi per scoprire la parte acquea del mondo.
Ma sulla nave l'equipaggio è atipico: Bert Jansch e le sue prose acustiche, qualcuno dei Can, poi Steve Reich in persona, e ad occuparsi di sonar e aurore Sigur Ros, Mogwai e di passaggio per qualche giorno addirittura Fennesz. Fatta la somma pensate ad una base psych-folk di chitarre, archi e filamenti kraut dove crescendo e attitudini paesaggistiche entrambi tenuti leggermente a freno sono le vele della barca. Detto così pare un capolavoro, ed in effetti alcuni episodi che lasciano libero seppur solo a tratti qualche vagito tra l'ambient e lo sperimentalismo quasi lo sono (We were dripping, Still drumming). Sulla lunghezza di tredici tracce il discorso è però abbastanza ripetitivo ed arrivati in fondo si ha come l'impressione assai paradossale che gli Sleep Whale osino poco. Forse devono semplicemente riprovarci.
(6.7/10)
Scheda: Sleep Whale
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