L'incrocio è tra Thom Yorke e Jeff Buckley in stanca e ripetuta discendenza; lo scotto da pagare quello di falsetti e trionfalismo pericolosamente Negramaro nonostante un Corrado Rustici in meno e un'attitudine ad asciugare gli arrangiamenti virata alternative. Non salvano Andrea Carboni neanche certi tentativi post-rock intimiditi da briglie saldamente pop o sciolti in cavalcate a dir poco didascaliche. E l'accostamento ad un Alessandro Grazian folleggiante nell'episodio in francese Des Larmes Et Leurs Cendres che poi torna nella teatralità folk-rock di Livido sono gli unici segni più di tutto il lotto.
Ma così non si uscirà mai vivi dagli anni Novanta, neppure attraverso tentativi di parodie che parodie purtroppo non sono o liriche che sembrano scritti in automatico da un generatore di testi del perfetto songwriter sangiorgiano. Diamo comunque atto a questo ragazzo di saper cantare e arrangiare come si deve. Però la prossima quantomeno ci provi a fare qualcosa non diciamo (addirittura?) di personale, ma che non sembri proprio preso in prestito dagli scarti di magazzino di qualche grande marca. Per favore.
(5.0/10)
Scheda: Andrea Carboni
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