Recensione
La doccia non è gratis Eva Mon Amour
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indie rock Voti redazione e staff

Eva Mon Amour

La doccia non è gratis

29 Records

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Quanti rischi si prendono gli Eva Mon Amour. Un secondo disco a poco più di un anno da un esordio, Senza niente addosso, che portava qualche buona intuizione sul lastrico scivoloso di quello che di solito viene definito con una punta di disprezzo Rock Italiano, il tutto dopo un cambio di ragione sociale, line-up e direzione sonora per quelli che un tempo furono i Cappello A Cilindro e il loro promettente folk cantautorale.

Eppure La doccia non è gratis rigioca quelle intuizioni su referenze precise, in potenza oppressive, uscendone invece vivo e tanto promettente quanto lo erano i romani prima della trasfigurazione. Gli Eva salvano la barca e la rimettono in rotta grazie alle liriche di Emanuele Colandrea («mi accorgerò che l'amore non fa rima soltanto con amore ma pure con albergo a ore»), che racconta la vita della solita precarietà lavorativa e sentimentale dei trentenni metropolitani non spendendo né una parola di più né una di meno, e aggiungendoci sì ironia e disincanto, ma anche sofferenza immalinconita, con risultati realistici, più etologici che sociologici. E il songwriting sta su canovacci blues bilanciati tra gli ultimi Afterhours e degli White Stripes meno aggressivi quando il tiro due chitarre-batteria è vitaminico, mentre se gli animi si placano ci si muove da qualche parte tra Iron & Wine, Devendra Banhart e Conor Oberst, ma con accenti pop, talora in scheggiature di banjo (la bella title-track), dai risvolti decisamente trasversali e piacevoli. Si ascolti a tal proposito Il giorno dopo: puro folk-pop, ma ripassato Ettore Giuradei e De Gregori: la canzone che Cesare Cremonini non è ancora riuscito a scrivere.

(7.2/10)

Scheda: Eva Mon Amour

Pubblicazione: 06 Marzo 2010

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