Recensione
Strange Keys to Untune God’s Firmament Skullflower
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Drone Voti redazione e staff

Skullflower

Strange Keys to Untune God’s Firmament

Neurot

Incarna la versione più oltranzista della band, il nuovo lavoro degli Skullflower. Un suono  accomunabile agli assalti all'arma bianca di certa elettronica - da Whitehouse a Merzbow al nostro Maurizio Bianchi - che spazza via l'impronta sludge che caratterizzava gli esordi nei primi anni '90 e ogni facile riferimento alla contaminazione rock.

Presentato da Steve Von Till che ne paragona il suono a quello di Richard Wagner (!), Strange Keys to Untune God’s Firmament - lunghissimo doppio cd - scolpisce un noise astratto e radicale fatto d'ampli al collasso e chitarre torturate, statici rombi di rumore e turbolenze di feedback. Al di sotto di esse però si agita un certo tono drammatico che ne è poi la cifra stilistica: in potenza, è come se a suonare fossero mille archi.

Se Nietzche vedeva negli aspetti catartici di Wagner lo sprofondamento in una tragica consapevolezza, il pregio dei Skullflower è quello di portala verso nuovi mastodontici livelli espressivi.

(7.2/10)

Scheda: Skullflower

Pubblicazione: 03 Marzo 2010

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Leonardo Amico
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