Recensione
Mycorrhizae Realm Fursaxa
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free folk Voti redazione e staff

Fursaxa

Mycorrhizae Realm

ATP Recordings

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Tara Burke non poteva che ritornare in mezzo a noi comuni mortali, dopo il viaggio allucinato di Kobold Moon. Non c’erano altre alternative perché le conseguenze logiche di quel lavoro giocavano tutte con l’abisso. Quello che mentre lo guardi, ricambia e si rovescia dentro di te, nel profondo. Ma Tara è donna che all’occorrenza sa tenere i piedi per terra, evitando di isolarsi in un ritiro maledetto e cimentandosi con il Valerie Project in esercizi di simbiosi, sfumature ed empatie artistiche.

Il suo nuovo album, quindi, si allontana a lunghe falcate dalle lunari panoramiche di Kobold Moon, per presentarsi come parto integrato d’insieme e lavoro di una professionista vera e propria. Da qui la scelta di mettere da parte il quattro tracce e la registrazione domestica, in favore di uno studio di registrazione e l'aiuto chiesto ad un paio di sodali spiriti affini. Mycorrhizae Realm vede quindi la luce agli Hexham Head di Greg Weeks, che si trova a gestire produzione e scelte di arrangiamento, con l’aiuto fondamentale di Helena Espvall e Mary Lattimore. In pratica il meglio del nuovo suono di Philadelphia, che interviene sulle canzoni di Tara, aggiungendo e togliendo esattamente quello che uno si aspetterebbe.

Ne viene fuori il più easy listening, nonché il più hi-fi, dei dischi di Fursaxa, quello che più facilmente si lascia scoprire nelle sue forme e nelle sue intenzioni. E’ un parziale ritorno alle foreste nere di Amulet, Lepidoptera e Alone In The Dark Wood, ma con la consapevolezza smaliziata dell’esperta di settore. E stavolta, dove non arriva l’ispirazione, arriva l’arpa della Espvall, in grado come sempre di regalare un senso mitico di leggerezza e sospensione. Si avverte quindi il peso delle passate esperienze in Tau Emerald e Anahita nei madrigali più tipici della Nostra, come Celosia e Charlote, mentre le forme arcaiche della musica medievale, con l’integrazione dell’arpa, arrivano a far collidere Fursaxa con Colleen nella fiabesca filigrana di Well of Tuhala.

Un disco di mestiere, il primo in questo senso, da parte di una che fino ad ora aveva lavorato soprattutto di visione e ispirazione. Probabilmente l’unico parto possibile dopo un capolavoro nero come Kobold Moon. A conti fatti solo a Nico riuscì di ripetersi a quei livelli, per due volte di seguito. Quei livelli si chiamavano Marble Index e Desertshore.

(7.2/10)

Scheda: Fursaxa

Pubblicazione: 03 Marzo 2010

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