Chi ha cuore le gioie e i dolori del rock italico conoscerà bene il nome di Antonio Bacciocchi, in arte Tony Face. Quello che forse non tutti sanno è che quando Antonio parla di modernismo è meglio mettersi seduti e ascoltare con le orecchie aperte, perché è difficile trovare qualcuno, nel nostro paese, che sappia interpretare meglio questo termine.
La sua è un’esperienza che non deriva dal semplice fatto di aver consumato quintali di vinile e aver visto centinaia di concerti, aver supportato in ogni modo la scena e averne studiato l’evoluzione e perfino le contraddizioni. E’ un’esperienza maturata sul campo, vivendo il modernismo giorno dopo giorno, in una sorta di lungo "allnighter", per dirla con le sue parole, fatto di gioia per la propria unicità, rifiuto dell’omologazione e culto dello stile. Lo stesso stile che ha portato con sé nei Not Moving, la band con cui ha scritto pagine di selvaggio garage rock, pur mantenendo sempre il serafico distacco del gentleman britannico.
In fondo il modernismo è tutto qui: imporre la propria individualità in una società massificante. Lo sapevano i ragazzi in parka e lambretta che negli anni sessanta ascoltavano Who e Small Faces o si appassionavano ai suoni black e ai ritmi giamaicani, rappresentando un esempio d’integrazione fra i giovani dell’Inghilterra suburbana. Lo sapevano i revivalisti di fine '70, che reindirizzavano la scossa del punk in una traiettoria del tutto peculiare e rispettosa della tradizione. Lo sanno i tanti mods nostrani che dai primissimi anni 80 tengono vivo lo stile nel nostro paese, a suon di raduni, serate e concerti, incuranti delle mode usa e getta che si sono susseguite nel corso di un trentennio.
Il modernismo è tutto questo. Tony ce lo racconta con semplicità e passione, individuandone le radici, tratteggiandone agilmente le vicende ed elencando protagonisti e situazioni che ne hanno fatto un caso unico nella storia delle culture giovanili. Va da sé che il punto di forza del libro si annida nei capitoli dedicati alla scena italiana, quelli in cui l’autore riesce nel compito improbo di tirare le fila di una storia frammentaria, spesso vissuta in prima persona e consumatasi per lo più nei meandri dell’underground. Mod Generations ne affronta un’analisi capillare, che è di per sé una celebrazione e al tempo stesso un’appassionante lettura: un testo da consultare compulsivamente alla ricerca di gemme nascoste e miti mai sopiti.