Recensione
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Genere

plunderphonia

Data di uscita

Gennaio 2010

Pubblicazione

28 Febbraio 2010

Okapi

Love Him

Sonic Belligeranza

Ci si addentra nel territorio del nonsense col nuovo di Okapi. Non pago di flirtare con generi (dalla plunderfonia al break-core) e artisti (da Zu a Peter Brotzmann, passando per Damo Suzuki e Mike Patton) tra i più diversi, in Love Him Filippo Paolini in arte Okapi va di apologia dell’inesistente.

Love Him è infatti un doveroso omaggio al fantomatico compositore kirghiso Aldo Kapi in doppio volume vinilico (pubblicano KML e Sonic Belligeranza, produce Scarrymonster, mentre il cd è targato Illegal Art), suddiviso filologicamente in Vol. 1: Recent (1927-1952) e Vol. 2: Early (1914-1926). Tra sampling estremo e gusto per la frammentazione/ricomposizione di input sonori tra i più diversi, Love Him si avvale di una sensibilità – quella di Okapi/Aldo Kapi – fuori dalla norma. Surreale, dada, astratta. In grado cioè di fagocitare contemporanea e easy listening, funk deragliante e ghiribizzi sonici, white noise e plagiarismo oltre che plastici riferimenti al pop più asincrono, al breakcore più gretto, alla plunderphonia più radicale in nome di un djing funambolico e deviato. Ne esce una pastosa musica delle musiche che in un tutt’uno banalmente definiremmo blob metamusicale. Roba che si respira addosso, che si annusa prima di assaggiarsi e rivomitarsi fuori in forse sempre accattivanti, mobili, cangianti.

Certo, le premesse del suono plundephonico al passaggio tra i due millenni erano altre, così il portato militante e di rottura del plagiarismo quando ancora il timore per il saccheggio sonoro era reale (chiedere ai Negativland); ma ad oggi resta questa, forse, l’unica forma di musica in grado di rappresentare l’imbastardimento contemporaneo. E Okapi resta maestro nell’evocare paesaggi sonori strambi e sfaccettati in microsuite intelligibili, oltre che una militanza off, sul crinale tra situazionismo e protesta, che ormai sembra archeologia (post)industriale.

(7.2/10)

Scheda: Okapi

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