La musica heavy è in costante evoluzione, e pure l’Italia, che in merito a fenomeni popular (dal prog alla wave) è da sempre ottima allieva ma poche volte maestra, contribuisce al processo licenziando un disco che oltre a farsi vanto, non ci meraviglieremmo di una sua eco oltre stivale. Ciò nonostante, per la creatura One Starving Day l’etichetta heavy va pure stretta, poiché partendo da una solida base per così dire post-core (i Neurosis come modello) estendono un raggio d’azione volto a creare una cifra stilistica difficilmente rintracciabile, quanto meno, in altre produzioni nostrane.
Atlas Coelestis muove tipo degli Amon Düül II che, ai tempi, invece di suonare come dei Jefferson Airplaine maligni avessero preso alla lettera la lezione dei Black Sabbath. Ci si ritrova inoltre una serie di umori chiari e/o satelliti come , ad esempio, il prog si stanza King Crimson epoca Red (non a caso, il loro disco più “pesante”) di Black:Black, palese rimando per il sax (suonato dal guest Mario Gabola di A Spirale) e coloriture ritmiche reso nondimeno peculiare in virtù di gusto tendente all’apocalittico.
La differenza con il precedente Broken Wings Lead Arms To The Sun (legato dal file rouge che dai fu Godspeed You! Black Emperor arriva ai stessi Neurosis) risiede nella presa di coscienza kraut - da intendersi più come mood che puramente musicale – che, funzionale ad un quid sludge (The Drift of Andromeda) e siderale (l’harmonioum nella title track e i soli synth di Descending Orion, entrambe poco oltre il minuto di durata), declina la matrice doom come raga kosmische (Disclosure/Radiance) e stranianti figure heavy-mutanti (il vocoder in An Evil Light). Il mastering di Bob Weston (Shellac), oltre a risaltare la raggiunta maturità dei napoletani, manifesta un suono spesso e quasi pagano, dove ogni singolo elemento (tra fiati, synth e violini, tanta roba) cesella una macchina perfetta.
Tutto ciò, finalizzato nell’epica Aurora: non si sa dove appellarsi, gli Ash Ra Tempel violentati dai Neurosis? I primi Tangerine Dream semmai avessero inciso per Relapse? Strati di sassofono, chitarre in rotta di collisione, drumming come mazzate, voce posseduta e finale post-cameristico. Non una semplice canzone: un esperienza per mente e corpo. La catarsi ideale per un disco che altro non è che psichedelico. Roba che alla Supernatural Cat neanche si sognano. Heavy mental.
(7.0/10)
Scheda: One Starving Day
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