Non è propriamente un virtuoso degli 88 tasti, Matthew Shipp. O forse non gl'interessa troppo ostentare sottigliezza dinamica, stillare la nota tra le note, cogliere il cromatismo perfetto. Con tutto ciò, il suo stile percussivo tradisce un'urgenza che ti avvince, tratteggia espressionismo free generoso e febbrile. Le sedici tracce in piano solo di questo 4D, quinto disco a suo nome, godono di una pienezza spasmodica non comune, si fanno luce a strappi e svolte, sgomitano per farsi strada lungo il percorso meno comodo e breve tra spunti melodici originali o tradizionali (Prelude To A Kiss, Autumn Leaves...).
L'estro nevrastenico del primo Keith Jarrett, l'entusiasmo volitivo di Bud Powell, la visionarietà scentrata di Sun Ra, le meditabonde insidie di Art Tatum e il dadaismo arguto di Thelonious Monk sono alcuni frames che balenano ricorrenti e impronosticabili, rendendo l'ascolto un'esperienza tonica dal primo all'ultimo istante.
(7.2/10)
Scheda: Matthew Shipp
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