Recensione spot
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Genere

avant rock

Data di uscita

Febbraio 2010

Pubblicazione

02 Marzo 2010

Lili Refrain

9

Trips Und Traume/TLC

Lili è soprattutto una performer. Ma ha concepito e realizzato questo disco, il secondo dopo l'omonimo del 2007, come una summa di se stessa. Mettendoci dentro suggestioni, ossessioni, vita. Il numero 9. Nove come la famigerata revolution del White Album. Come i mesi della gestazione umana. Come un nome che sta bene ad una Telecaster (quella di Lili, ad esempio). Come il numero delle tracce in programma, tre per ognuna delle tre parti in cui è diviso (Invocazione, Iniziazione, Incantesimo). E poi altro ancora, seguendo un elucubrare cabalistico che fa il paio col piglio esoterico che aleggia attorno alle evoluzioni di voce e chitarra della ragazza: mesmeriche sovrapposizioni vagamente Diamanda Galàs, reiterazioni minimali(ste), spirali noise, rituali psych, sabba metal ed archetipi folk-blues.

Lili sembra gettarsi nel buio dell'intuizione con abbandono ipnotico o furibondo fatalismo, con la devozione fideistica (e ahinoi parecchio fuori moda) di chi crede fino in fondo nel gesto espressivo, di chi lo sa capace di rappresentare (e perfino cambiare, perché no?) la vita. Ciò che significa anche aggrapparsi ai punti fermi, alle personalissime fonti d'ispirazione e meditazione, che nel caso specifico vanno da Albéniz ai Concrete passando per la filastrocca di Fra Martino, il tema de Il Padrino e lo slogan degli arrotini (primo esempio di loop in Italia!). Fonti disparate che s'incastrano in un flusso febbrile e lirico, acuto e profondo, pulsante e circolare. Da intendersi come un'esperienza introspettiva e tuttavia generosa, perché liberatoria e soprattutto libera di scegliersi modi, forme e schema.

E' uno dei pregi principali di Lili, sacerdotessa del guitar shippinghead.

(7.5/10)

Scheda: Lili Refrain

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Stefano Solventi (Album 2010)