Recensione
Cream Cuts Tussle
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art-wave Voti redazione e staff

Tussle

Cream Cuts

Smalltown Supersound

Con una line up modificata e il fardello del terzo album - l’altrimenti noto come disco della conferma o della disgrazia - sul groppone, i Tussle sfornano il loro miglior lavoro. Fuori Alexis Georgopolous (ora The Arp) e con un Andy Cabic a mezzo servizio, la compagine californiana convoca Tomo Yasuda degli Hot Chip al basso e Warren Huegel dei Citay alla batteria; per farla breve, visto che parliamo di un gruppo che fa della ritmica il proprio essere: un act totalmente rinnovato. Prodotto da Thom Monahan (Vetiver, Brightblack Morning Light), Cream Cuts ha un che di laboratoriale e non solo di mera esecuzione. È lo studio di registrazione lo strumento in più, usato alla maniera - ma solo in essa - dei This Heat e fatto interagire quindi alla pari di una chitarra o di un basso. Si apre in sordina con la pillola jazz-dub Saturnism. Neanche un minuto di durata e si schiudono le danze: Transparent C ha una cassa dritta contundente, di quelle ambite da ogni woofer che si rispetti. House e post-punk amoreggiano alla stregua degli !!!. Nel loro incedere serrato, Night Of The Huntere Meh-Teh rammentano perché i Tussle sono a ragion veduta figli di certo krautrock; ma oltre la musica tedesca, la band è notoria per le tangenze new wave - a là Liquid Liquid in Abacba e Titan e Killing Joke nella possente Rainbow Claw - e inoltre, grazie alle sortite avant-garde di Third Party e Personal Effects (andirivieni di volumi, echi sinistri, rumori trovati, cinguettii…) oggi stretta parente di chi dalla new wave partì - vedi i citati This Heat - alla volta della perfezione… Chissà, forse tra qualche anno si parlerà dei Tussle come gruppo marginale di lusso tipo Medium Medium oppure Urban Verbs. Le ristampe deluxe sono ancora lontane, affrettatevi.

(7.0/10)

Scheda: Tussle

Pubblicazione: 01 Settembre 2008

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Gianni Avella
Gianni Avella (Album 2008)

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