Recensione
Dark Touches Har Mar Superstar
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hit-pop & HH spoof Voti redazione e staff

Har Mar Superstar

Dark Touches

Dilettante

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Sean Tillman a vederlo sembra uscito da Porky's. Wikipedia lo inquadra bene suggerendo che l'uomo is a character who bears several physical and behavioral similarities to porn star Ron Jeremy: scarmigliato e scapigliato, panza de fori, sul palco sempre e solo con i soli slip, pose comunque esagerate. Tillman ha cominciato facendo casino con le solite garage band di base, è passato all'indierock/powerpop degli Sean Na Na per avere poi la folgorazione - e il biglietto per la notorietà - reinventandosi come Har Mar Superstar, parodia della musica americana da classifica e quindi pop, dance, nu-black e hip hop.

Dicevamo notorietà: con questo moniker Tillman è diventato personaggio televisivo, testimonial di una vodka, Rock And Roll Man del 2004 per il NME, ha fatto comparsate in diverse commedie USA e ha aperto concerti per Tenacius D (evvabbè), Strokes, Incubus, Yeah Yeah Yeahs e Red Hot Chili Peppers. Su questo quarto album, dopo un un The Handler (2004) col feat di Karen O e che aveva diviso la critica - come si dice - ricevendo anche voti mitologici come l'1.9 di Pitch, Har Mar ospita Adam Green e Inara George, figlia del Lowell già con Zappa e poi leader dei Little Feat.

Il focus è sempre quello, in grande spolvero un falsetto che sembra strizzare l'occhio al Justin Timberlake che si strizza il pacco, e un disco che scorre, volgarità tenute sotto freno (in questo Sean molto meno estremista di un Jon Lajolie o dei Lonely Island), con i pezzi migliori in cui la parodia si sente sì ma non sbraca, mantenendo una godibilità intrinseca, e sono quelli dove tiene basse le battute e mostra tutta la sua capacità di modulare affusolato la voce. Dal discofunky - elegante - di Sunshine a una Tall Boy scritta per Britney Spears e inopinatamente rifiutata.

(6.4/10)

Pubblicazione: 25 Febbraio 2010

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Gabriele Marino
Gabriele Marino (Album 2009)

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