Recensione
The Soft Pack Soft Pack (The)
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Indie rock Voti redazione e staff

Soft Pack (The)

The Soft Pack

Heavenly

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Il loro è ancora il nome giusto da fare se si vuole ben figurare sui blog indie. Ancora per qualche tempo almeno, prima che diventino troppo famosi per non scatenare l'ira degli ortodossi o che ritornino nei sotterranei di San Diego da cui provengono. Attualmente però i Soft Pack si trovano in quella sottile striscia di interdizione fra il "glamouroso" universo indie del NME e il mondo sommerso del DIY made in USA: una nebulosa di micro label che, guardando con nostalgia a gloriose esperienze del passato (l'aussie pop della Flying Nun, il C86 britannico, il lo-fi anni 90 americano), sta ridando un senso alla parola "indipendente".

È di questo universo variopinto che gli artisti un tempo conosciuti come Muslims sono i portavoce. Oggi, modificata la ragione sociale ma non la formula musicale, forti di un contratto con la Heavenly, esordiscono sulla lunga distanza con un album tanto divertente quanto coinciso.

Si parte con l'incalzante incipit di C'mon e siamo subito al grado zero del rock: schegge impazzite di minimalismo garage, suoni abrasivi e ritornelli elementari. E' un male? No tutt'altro. Anzi, a dirla tutta non avrebbe guastato un pò di sporcizia in più.
Fa sorridere il fatto che da più parti si siano tirati in ballo gli Strokes, quasi fossero l'unica band del pop recente ad avere i Velvet Underground e Jonathan Richman nel DNA. A proposito di quest'ultimo poi, c'è da dire che il contributo dato alle ultime generazioni di rockers con i suoi Modern Lovers deve ancora essere adeguatamente quantificato.

Nel sound dei Soft Pack tutto questo viene filtrato attraverso la lente pop di Soup Dragons e Vaselines: la velocità aumenta, i suoni si fanno più brillanti e le canzoni diventano filastrocche dall'impatto immediato. More Or Less è un folk punk al vetriolo con una melodia degna dei Chills, mentre Down On Loving è cantata da Matt Lamkin con aplomb britannico, su chitarre che sferragliano in sottofondo e una batteria che tira dritto come un TGV.

Certo sarà dura farli passare come i salvatori della patria, o caricarli di hype come si fece una decina di anni fa (gulp!) con i gruppi della risibile New Rock Revolution, ma l'indie rock odierno, quello che trionfa col passa parola della rete, che si nutre di tonnellate di 7'' registrati in bassa fedeltà e che ogni tanto si concede una capatina nel grande giro, potrebbe aver trovato i suoi portavoce.

(6.6/10)

Scheda: Soft Pack (The)

Pubblicazione: 19 Febbraio 2010

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