Recensione
American Gong Quasi
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indie rock Voti redazione e staff

Quasi

American Gong

Domino

Formula stimolante quella architettata da Sam Coomes e dalla (ora ex) Sleater-Kinney Janet Weiss, un tempo coppia anche nella vita. Allestire una versione stringata e ridotta all’osso - forte di un’esecuzione robusta e felicemente low-fi - del pop anni ’60 non era faccenda scontata nel 1996 che li vide esordire. Far leva su batteria, tastiere e sparuti interventi di chitarra comportava rimuovere l’apparato orchestrale tipico dell’epoca cercando di trattenerne la calligrafia. Operazione riuscita a tratti lungo un pugno di LP (apici Featuring “Birds” e Field Studies) ma che di recente mostrava segni di ripetitività. Qui le probabili ragioni di accogliere la chitarrista/bassista Joanna Bolme, eoni fa nelle ottime Calamity Jane e transitata con Janet nelle fila dei Jicks di Stephen Malkmus.

Il vicolo cieco viene scansato dal punto di vista stilistico in una prima metà di scaletta coinvolgente e priva di cedimenti, sorta di bignami del suono indie: tra echi di giovani Yo La Tengo (Repulsion) e ipotesi di Fall americani (Little White Horse), scrittura lennoniana via Jason Lytle (Everything And Nothing At All) e indolenza da Pavement acustici (The Jig Is Up) si raggiunge l’eccellenza con Bye Bye Blackbid (i Television Personalities riletti dai Grandaddy nel mezzo di un tonificante marasma stoogesiano).

Il problema è che i Nostri sono mezzofondisti e, di conseguenza, arrivano al traguardo dei 10.000 metri col fiatone: nella seconda metà si afflosciano - con qualche eccezione - su stiracchiamenti e qualche riempitivo di troppo. Applaudiamo pertanto il coraggio di cambiare pelle, non senza un po’ di rammarico per la discontinuità dell’ispirazione.

(6.7/10)

Scheda: Quasi

Pubblicazione: 23 Febbraio 2010

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Giancarlo Turra
Giancarlo Turra (Album 2010)

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