Gui è con noi ancora una volta, in gran spolvero sul palco succosissimo della Renaissance. Cose chic come solo lui ci ha abituato. Il suo è il mix del vecchio drago che spalma la serata in modo sinuoso, ti avvolge i neuroni con quella deep sexy che solo la combriccola più scafata può ancora osare.
I nomi: Paul Kalkbrenner nell'ascesi mistica che è Azure, il sorriso di Gabriel Ananda in Schnee, il remix di John Tejada per lo stesso Gui in Take My Breath Away, lo sporcarsi nell’acidità di Bomb The Bass (The Infinites), la classe uber minimal di Mathew Johnson (When Love Feels Like Crying), il remix di Anja Schneider per Kiki (Immortal).
In solitaria poi con gli inni e le cavalcate, tanto per rinfrescare la memoria. Lui è il melò sui polpastrelli di Jori Hulkkonen da spasmo lacrimoso (Telecaster), il remix semibalearico un po’ pastigliato per Robert Babicz (Astor), la spanciata à la Andy Stott (Trills) e la plasticità sparata in endovena filtered (The Glam).
Se non avete mai sentito la parola deep, è il momento di confessarsi da Gui. Due cd meglio di tante ave marie. Credeteci. Sapientissimo e profetizzante Boratto. Due ore da panico, sull’orlo della perfezione. Primo mix da podio del 2010.
(7.3/10)
Scheda: AA. VV., Gui Boratto
Pubblicazione: 26 Febbraio 2010
File under: deep house
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