Da qualsiasi punto di vista tu lo voglia osservare, o giustificare, l'ennesimo lavoro di Anders Remmer / Dub Tractor non può che ascriversi al club delle produzioni post rock virate elettroniche arrivate al capolinea. Alle porte del 2010, è un problema endemico alla cosiddetta "scena" se vogliamo, e nel nuovo Sorry, similarmente a quanto accaduto in A Chorus of Storytellers di Album Leaf, abbiamo una preoccupante aderenza tra piacevolezza dell'ascolto e la morte dello stesso.
Comune la ricerca nel songwriting e in produzione, ma sono colpi di lima, malcelati desideri di perfettibilità di formule definitive che assomigliano molto a quelle dei cugini post-rock con le chitarre a inizio Duemila. Sempre nel mazzo, soltanto i Mùm (e qualche altro) hanno avuto il merito di svoltare a 180 gradi rispetto ad una sterile, per quanto sublime, musica da tappezzeria, non Dub Tractor.
Già nel precedente Hideout notavamo nel progetto l'asciugamento delle minuterie glitch e dei minimalismi démodé, così come s'evidenziavano i tentativi d'approfondimento in scrittura e la volontà post-shoegaze fatta d'atmosfere 4AD in salsa dub e riverbero.
L'obbiettivo viene raggiungo anche questa volta, non riuscendo a spostare l'ascolto da un terribile sottofondo.
(5.0/10)
Scheda: Dub Tractor
Pubblicazione: 27 Febbraio 2010
File under: Downtempo
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