Un classicismo quasi spiazzante. Un grandangolo che inquadra i vapori folk impalpabili partoriti da La Lanterne Magique – principale referente/precedente di questo Super 8 – filtrandoli attraverso la lente distorcente di una coralità orchestrale inedita. Col cambio di prospettiva in atto, i chiaroscuri onirici tipici della formazione veneta si ritrovano nell'alveo di una musicalità cinematografica a cui viene lasciata carta bianca. In uno scambio continuo tra appagamento strumentale e melodia che vive di fondali di archi, trombe, fisarmoniche, banjo, tastiere. Equilibrio dinamico che invece di circoscrivere amplia, invece di mirare a un qui ed ora distrattamente riconoscibile privilegia vie di fuga da interpretare, compilare, immaginare. Procedendo per fotogrammi, per accumulo di sensazioni. Tanto che ci vuole qualche passaggio per far sedimentare a dovere il materiale, che si tratti di una Le Bal Des Ombres in bilico tra Oriente e folk apocalittico o dell'iniziale Orfeo – unico brano cantato in italiano –, del mantra in odore di psichedelia della conclusiva Je Me Tranforme o del Leonard Cohen di La Ballade Du Pecheur Aveugle. Una visione d'insieme caleidoscopica che altro non è se non un reinterpretare sé stessi in un continuo gioco di maschere.
Dietro al mixer lo Scott Mercado polistrumentista nei Black Heart Procession, chiamato qui a recitare il ruolo di produttore rispettoso, attento, ma tutt'altro che remissivo, come dimostra anche il Morricone ai confini con la chanson francese di Amour. Un compito che il musicista di San Diego porta a termine garantendo al materiale solidità, ricchezza di toni e quell'aura folk aristocratica tipica della band di Pall Jenkins e Tobias Nathaniel.
E' un disco importante Super 8. Come poteva esserlo un Bryter Layter per Nick Drake. Un'opera in cui si scorge futuro prossimo e passato, in cui convivono adolescenza e maturità, in cui si intrecciano immaginario classico del gruppo e voglia di spingersi oltre. Come conferma anche il DVD del film Neera allegato al CD, ennesimo omaggio al potere salvifico della creatività in un cinema che si fa pittura, musica, approccio artigianale, simbolismo, oltre che giustificazione e carburante di un immaginario meravigliosamente surreale.
(7.8/10)
Scheda: Grimoon
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