Annunciato come una “camera di magie rock’n’roll”, il sophomore album del gruppo norvegese rispolvera il noise-gaze filtrato dell'esordio, pompandolo con consapevolezza ed esperienza tra l'amplificazione e il dark di lungo corso.
L’embedding nell’immaginario 4AD si sente come non mai, sotto forma di trucioli e conchiglie che affiorano sulla spiaggia abbandonata della wave britannica. La forza però è tutta nell'aggiornamento '90, come dei My Bloody Valentine che s'impattano nelle loro copie post shoegaze innamorati del plagio di Loveless (nomi obliati come Spirea-X o Black Tambourine). Da una parte c'è l'etereo barocchismo, dall’altra un muro che spacca ed esalta anche i più scafati ascoltatori.
E' revival congiunto. Oppure un affasciante mondo parallelo fatto di rimandi (anche iconici per la cantante) a Nico (Honeyjinx), al rumorismo degli imprescindibili Jesus And The Mary Chain (Melody For Jana), al pop dei Pastels (I Just Want To See Your Face) e in generale alle atmosfere pastello che riposano nei cuori dei fan dei Cocteau Twins
Colpo dritto al cuore e le illusioni di sempre, come diceva Fiumani.
(7.2/10)
Scheda: Serena Maneesh
Pubblicazione: 27 Febbraio 2010
File under: dark-gazing
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