Recensione
Cover image
Genere

heavy psych-pop

Data di uscita

Marzo 2010

Pubblicazione

01 Marzo 2010

Archie Bronson Outfit

Coconut

Domino

Non se ne sentiva la mancanza, degli ABO. Quattro anni fa ci lasciarono con Derdang Derdang, deludente nella sua inefficace ricerca di un suono “groovy ma duro” e ora ci riprovano con l’ausilio dall’ormai ex DFA Tim Goldsworthy. L'obbiettivo è a portata di mano tanto che Coconut riesce a riconciliarci col trio.

L’humus è sempre quello heavy-psych-rock di stampo british, pesantemente distorto ma sempre orecchiabile e melodico; al terzo giro di ruota, però, il terzetto inietta una grossa dose di energia circolare dancefloor-oriented ed una attitudine ancor più furiosamente free. Ne esce un disco eterogeneo, divagante in rimandi e influenze, scostante e umorale, sicuramente non messo del tutto a fuoco, eppure convincente in tracce tipo Hoola: calura da spiagge sintetiche, beat italo-disco a cassa dritta, chitarra rapturiana e voce alla Robert Smith sviante come poche. Oppure nell’hard boogie’n’roll indemoniato, tutto riverberi in overdrive e sconquassi ritmici di You Have A Right To A Mountain Life. O ancora in Chunk (scheletrico procedere talkingheadsiano), Wild Strawberrys (stomp psychotico e selvaggio), Bite It & Believe It (ipotesi di J&MC narcolettici nati nel Texashire), Harness (Bliss) (modulazioni di synth per una ossessiva cavalcata space-rock alla Loop).

Tanta, insomma, la carne al fuoco e scarsa la coesione interna, ma al netto di queste ovviabili pecche abbiamo un disco potente, rumoroso e senza freni. Non eclatante ma soddisfacente.

(6.5/10)

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Stefano Pifferi
Stefano Pifferi (Album 2010)