Non ci siamo proprio. Arrivare al terzo disco per la band danese significa mettersi a trafficare in maniera spudorata con il pop, in un modo che li fa sicuramente accomunare agli ultimi Radiohead. Il suono sovraccarico e pesantemente scandinavo che li contraddistingueva in un territorio così delicato come il glitch e il post post post rock (e dove infatti sembravano un elefante in una cristalliera) si asciuga giusto un po’ e il taglio dei brani va a parare proprio nell’elettro pop post Kid A.
Quindi senso della misura ormai del tutto perso per strada e una messe di brani incolori e insapori dove sembra sempre di stare per arrivare ad una melodia memorabile e puntualmente si rimane frustrati da una sovrappiù di arrangiamenti e giochetti da studio. Cose come Raincoats, Harmonics o Scandinavian Love ti fanno capire che puoi tergiversare quanto vuoi, ma se sotto non ci sono gli argomenti, tutto si riduce ad una maniera fastidiosa ed inconcludente.
Sfido chiunque a ricordarsi una melodia dopo aver ascoltato tutto il disco e non c’è peggiore colpa di questa per un lavoro che ti strizza continuamente l’occhio per tutta la sua durata. Efterklang scioglietevi.
(5.5/10)
Scheda: Efterklang
Pubblicazione: 13 Febbraio 2010
File under: elettro pop
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