Recensione
Chemical Chords Stereolab
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vintage wave Voti redazione e staff

Stereolab

Chemical Chords

4AD

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Sembra di vederli, Tim Gane e Letitia Sadier, che di fronte al dilemma se continuare ad esistere o auto-archiviarsi chiudendo la premiata ditta Stereolab, si rispondono guardandosi intorno e scorgendo quello che in realtà c’è: il vuoto. Perché nel 2008 e dopo undici dischi, di epigoni alla loro altezza non se ne scorge neppure l’ombra. Stereolab quindi come marchio di qualità come sempre foriero di manufatti pop di un certo livello.

Al di sotto del quale non si scende nemmeno con questo Chemical Chords, tanto per capirci subito. Indubbiamente il tempo è passato e certi siparietti retrò lasciano un po’ il tempo che trovano. Sicuramente molte soluzioni ritmiche suonano un po’ banali e loffie. Senza alcun dubbio i brani epocal-memorabili sono assai difficili da trovare in questo disco (non datevi la pena di cercare nuove Lo Boob Oscillator…). Però… i du-du-du-a-pa-pa di Laetitia su Neon Beanbag fanno sempre il solito delizioso effetto zuccherosamente filamentoso un po’ cantilena infantile, un po’ nenia pop, un po’ lolitismo vita natural durante. Il lavoro di Gane è sempre il solito costrutto post kraut.

Non lo scopriamo oggi e nemmeno lui se è vero che la maggioranza dei brani del disco sono stati concepiti assemblando diversi loop ritmici creati negli anni e poi sottoposti alla Sadier per costruirci sopra un cantato più o meno plausibile. Forse è per questo che le ritmiche suonano assai meno omogenee che in passato. Frammenti cocktail pop presi in prestito da Dots & Loops (Chemical Chords, Silver Sands, Self Portrait with "electric brain") si alternano aping pong songs parenti dei marziani retaggi di Mars Audiac Quintet (One Finger Symphony, Valley Hi!l, Nous Vous Demandons Pardon). Non manca niente in questo disco per essere un perfetto figlio Stereolab e come tale va preso. L’ennesimo esercizio di classe, con un po’ di inevitabile noia qui e li, ma agli Stereolab ormai non si chiedono più i miracoli, quanto la capacità di ripetere con stile un copione che ci è piaciuto per tutti questi anni. Il giorno che Letitia non canterà più niente in francese, allora si che ci preoccuperemo sul serio.

(6.0/10)

Scheda: Stereolab

Pubblicazione: 01 Settembre 2008

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