Una ne pensa e cento ne fa, Tim Kinsella, che combatte la routine escogitando continue bizzarrie per la disperazione e la gioia di detrattori e fan. Questo ennesimo disco è in realtà una compilation - in edizione rigorosamente limitata, s’intende… - con diciotto brani d’altrettanti autori accomunati dalla militanza o dalle collaborazioni con i suoi Joan of Arc. Logico perciò attendersi esiti altalenanti (purtroppo livellati verso il basso) e atmosfere che mutano repentine. Quel che non ti aspetti è uno spirito per la prima volta autocompiaciuto davanti agli amichetti invitati al festino, che lo osservano da solo (in una passabile Roots Dug Into Dunes = Landslide per chitarra d’atmosfera e disturbi) e con i concittadini Euphone (Friend In Common: convincente emo dal passo motorik).
Figurarsi se, nel frattempo, fratello Owen non è sceso in giardino a meditare (vale comunque tutto il suo ultimo LP, No More No Where) e subito dopo inizia il quiz su chi si nasconde dietro quelle sigle sconosciute. Chi se ne frega, se il risultato irrita (le pippe elettroniche di Uwar e White/Light) ed è sfocato (manovali del post-rock, unitevi!); se una mediocrità che di aureo ha solo la placca avvolge il resto della scaletta e quasi offusca i bravi Birdshow, Pillars And Tongues e The Zoo Wheel. Qualcuno somministri del bromuro a Tim, prima che sia troppo tardi.
(5.8/10)
Scheda: Joan of Arc
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