Recensione
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Genere

follia-rock

Data di uscita

Febbraio 2010

Pubblicazione

08 Febbraio 2010

RrrrUuuuNnnnIiii

R.U.N.I.

Wallace Records

Runi, runi on the wall, who’s the craziest of it all? Andiamo di demenza gratuita quando scriviamo dei R.U.N.I. senza poterci astenere. L’equivalente musicale del gonzo-journalism – clownesco all’apparenza, ma sempre terribilmente serio in nuce – mantiene fede alla nomea acquisita anche in RrrrUuuuNnnnIiii, disco che quadruplica le lettere, consolida la formazione a tre – Fabio Bielli (chitarra), Daniele Malavasi (batteria), Roberto Rizzo (voce, tastiere, basso) – e conserva inalterate caratteristiche e peculiarità ben note. Anzi, possibilmente spinge ancor più sull’acceleratore ritmico-krauto, grossa novità del terzo millennio targato R.U.N.I (se di novità si può parlare).

Proprio con un motorik incessante, robotico ed alieno, alla maniera dei Trans AM si apre l’album: L’Uomo Che Morisse Due Volte si inarca per 4 minuti pieni su uno strepitoso beat retrofuturista messo al servizio di un messaggio di denuncia sociale per come la possono intendere i tre, ovvero nonsense di default. Un leitmotiv, quello della spinta ritmica, che ritorna lungo tutto l’album. Pranzo Da Dio (approccio quasi p-funk inacidito), Pitoni A Miami (i Kraftwerk sotto botta in una Tangeri de noantri), Afrofrate Di Fretta (variante etno-kosmische impazzita su tensione alla Massimo Volume), Jesus Christ Sugostar (interplay strumentale da cavalcata senza soste) sono perfetti esempi del muoversi energico e serrato in mezzo al solito marasma da teatrino del surreale cui siamo abituati (e mai paghi).

Ciliegina sulla torta, una splendida e poetica I-205 In Ascona, complice la voce eterea di Mae Starr che normalizza la follia runica verso lidi dreaming mai visti. Chapeau.

(7.2/10)

Scheda: R.U.N.I.

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