La Sera Della Prima
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Genere

fantascienza

Durata

161’

Sceneggiatura

James Cameron

Cast

Zoe Saldana, Sam Worthington, Sigourney Weaver, Giovanni Ribisi, Michelle Rodriguez

Musica

James Horner

Fotografia

Mauro Fiore

Montaggio

James Cameron, Stephen Rivkin, John Refoua

Data

05 Febbraio 2010

Uscita Film

Gennaio 2010

trailer

Avatar

James Cameron (USA, 2010)

È inutile prendersi troppo in giro: questo film è da vedere, come un obbligo, un obolo al dispendio di denaro ed energie, profusione di saperi, tecnologie, conoscenze, abilità creative. Avatar dobbiamo vederlo. E confesso che, a volte, sento l’obbligo leggermente invadente: potrò, per esempio, dire che non tutto mi piace? Non essere completamente d’accordo che il cinema sia entrato in una nuova era? Sono convinta, soprattutto, di questo: Avatar è una grande fantasmagoria, una girandola emotiva e fisica di luci e colori, un vero e proprio viaggio allucinante in una sorta di foresta amazzonica dalle straordinarie caratteristiche subacquee, liquide. Cos’ha di nuovo tutto ciò? Le fantasmagorie - ovvero gli spettacoli della lanterna magica - sono vecchi di secoli e, al pari di Avatar, dovevano offrire un insegnamento di natura etica. Solo che la morale veniva mascherata e resa più appetibile da una specie di spettacolo d’attrazione che sfruttava la nostra fisiologica pulsione scopica, il desiderio di riempirsi gli occhi della visione. Non è forse troppo presto per affrettarsi a dire che il cinema non sarà più lo stesso?

Non mi fraintendete: qualcosa di nuovo c’è. Prima di tutto c’è la propensione sempre più forte verso la modalità immersiva del cinema, che passa attraverso un coinvolgimento sinestesico ed è esaltata dal 3-D. Quando Jake Sully proietta se stesso nel suo avatar, è con i sensi che per la prima volta si trova a contatto; si trova, cioè, in una condizione nella quale è costretto a misurarsi con una nuova forma di elaborazione, deve creare nuove alchimie sensoriali e imparare da capo a decifrare gli stimoli del tatto, gusto, olfatto. Penso, per esempio, alla prima sequenza in cui Jack entra nel mondo: la corsa sul prato a piedi nudi è la scoperta del tatto o il morso ad uno sconosciuto frutto esotico (è dolce? aspro?), quella del gusto. Noi, con lui, facciamo la stessa cosa, cercando di sentirci a nostro agio con una percezione tridimensionale in qualche modo diversa da quella abituale. A dir la verità, la decostruzione dell’egemonia dello sguardo a favore di altri sensi, al cinema, era già stata affrontata negli anni Novanta (cfr. L’alieno e il pipistrello di Canova); solo che la tecnologia attuale ci rende questo gioco molto più intrigante e realistico. Soprattutto perché profonda è la capacità che il film ha di offrirci più informazioni, permettendo allo spettatore di andare oltre ad una semplice inferenza in cui si limitava a immaginare (a sentire) un contatto totale con una ‘realtà’ tramite i soli sensi della vista e dell’udito. Con Avatar - seppur siano sempre e solo vista e udito i due sensi coinvolti - la sensazione di ‘sentire’ il film è maggiore. Il fatto, poi, che questa scoperta sia fatta da un individuo in una condizione di paralisi senso motoria è significativo. Come spesso accade in questi casi, infatti, è il mondo ad assumere una sua capacità di movimento che compensa quella fallace o impossibile del protagonista (c’è forse migliore metafora per esprimere quello che è il cinema?).

Tutto su Pandora sembra essere fluttuante, liquido, soggetto ad una stasi apparente, densa di energia mobile: le montagne hallelujah sospese nell’aria, le banshee, creature dotate di ali, i woodsprite, i semi dell’albero degli spiriti, simili a meduse luminescenti. Pandora diventa allora uno state of mind, un luogo utopico, l’altro lato, quello positivo, di Matrix. Ma rispetto a Matrix - capace di divulgare conoscenze filosofiche shakerate in un prodotto di massa - Avatar, furbescamente, cerca il ‘correlativo oggettivo’ (un mondo, una civiltà, creature, flora e fauna) di saperi tecnologici e filosofici, mirando, per lo più, a funzionare come una saga - al pari del Signore degli Anelli o di Star Wars (Guerre Stellari) – come dimostrano compendi, semi-enciclopedie, culti sparsi già ovunque tra la gente e nella rete.

Dovremmo forse interrogarci su cosa davvero voglia dire ‘nuovo’. Certamente la tecnologia digitale sembra essere qui al suo apice e il potere di produrre immaginario è altissima; ma resto sempre perplessa: in Avatar non c’è niente di nuovo. L’eroe, il villain, la filosofia new age e la riflessione sulla tecnologia, il tema ecologico, gli accenni all’attualità geopolitica, non solo rispetto alle tematiche di genere (fantasy e fs) ma anche rispetto allo stesso James Cameron, (tra The Abyss e Aliens): tutto è stato già affrontato. E il sogno di una tecnologia che ‘entra dentro i tuoi sensi’ non c’era già in Strange Days?

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