Per queste tre ragazze svedesi staremmo gridando al miracolo se il loro disco d'esordio fosse uscito, chessò, una decina di anni fa. Peccato, che non sia così. Le Twiggy Frostbite non tralasciano nessuno dei più classici canoni del post-rock di Mogwai ed Explosions in the Sky, li infreddoliscono coi languori glacial-boreali dei Sigur Rós e già così avete capito da che parti stiamo. Si varia poco, anzi per nulla, il canovaccio è sempre lo stesso per undici tracce più introduzione: rhodes a puntinare il silenzio, synth algidi, chitarre in rifrazione, pelli a trascinare il crescendo e la voce da folletto felinamente sensuale di Elin Lindfors come una Kazu Makino sottozero.
A mutare è solo il gradiente pop, che imbriglia deflagrazioni e cavalcate ricordando talvolta i Giardini di Mirò di Dividing Opinions (Throw in two) – con quell'accento Morr che in zona Notwist proprio ci mancava, vedi Still here – oppure scioglie i lacci e allora siamo nelle lande uterine di Ágætis byrjun (All I need) o ancora a farci bagnare il viso da soffioni di piatti degli scozzesi di cui sopra (Grime star). E neanche un'emulsione digitale tipo Broadcast su Along your way serve come impulso. Qui si sbadiglia parecchio, e non è un principio di ipotermia.
(5.0/10)
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Sembra piovuto dal nulla ma da anni gira nell'underground out-hop USA. A Sufi And A Killer è una rivelazione. Oltre la Warp e l'Anticon, lo yoga e il misticismo, Tom Waits e Flying Lotus...
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