Recensione
Boca Negra Chicago Underground Duo
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free-jazz Voti redazione e staff

Chicago Underground Duo

Boca Negra

Thrill Jockey

Cos’è che ci portano in regalo, questa volta, Rob Mazurek e Chad Taylor? Ciò che ci aspettiamo, ovviamente, è quella mirabile resa di un humus culturale che ci ha sempre affascinato, come se un gruppo potesse ritrarre una città, il suo stato di salute, le sue interiora, il suo sottobosco musicale. E come sta Obama-ianissima Chicago, oggi? Ecco che forse questa non diventa più la sede ideale per rispondere, dato che né Mazurek, né Taylor sono più a Chicago. Il primo si è trasferito a São Paul, nel paese della moglie, il secondo è ormai residente a NYC. Allora perché chiamarsi ancora Chicago Underground Duo?

Probabilmente per l’affiatamento. Green Ants fa le prove generali, e si chiude con la contrattazione tra tromba e batteria: da entità autonome, indipendenti, free tra di loro, a coese, in un muro finale. Left Hand Of Darkness è un viaggio teneramente psichedelico, pieno di echi di Nanà Vasconcelos, specie delle sue collaborazioni con Don Cherry. Sembra dunque che ormai le influenze di Mazurek la facciano da padrone. Anche se in realtà Boca Negra parla un esplicito linguaggio free, più vicino a New York, piuttosto che a Chicago. Dopo le meraviglie di São Paulo, ci sembra che Mazurek – e Taylor - ci vogliano rendere astigmatici. E confondere i confini tra Sao Paulo e Chicago, in prima istanza, e quindi tra queste e NYC.

Certo, non mancano prospettive fuori dal jazz - in Laughing With The Sun e Roots And Shooting Stars, e in Vergence, che chiude con le solite connessioni post. Però in generale Boca Negra è un disco chiuso, cioè sempre liberatorio, come tutto il free, ma meno aperto a prospettive diverse, anzi, meno capace di aprire prospettive, di far intuire la grandezza di nuove possibilità, di nuove opzioni - sensazione che ha sempre reso grandi i dischi con Mazurek. C’è un grado come di “compiutezza” in più, nella chiarezza dei riferimenti, certo nello stile ultrapersonale che ormai riconosceremmo tra mille, nella Chicago Underground che non sta più a Chicago…

(7.4/10)

Pubblicazione: 03 Febbraio 2010

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