Soltanto omonimo del geniale ingegnere polacco che ha fornito un contributo fondamentale, grazie alla messa a punto del concetto di rete decentrata e ridondante, alla nascita di internet, il nostro Paul Baran č, invece, un sound-artist di Glasgow che sguazza a meraviglia nei flussi musicali del dopo-internet.
A capo di una mini orchestra molto sui generis che annovera, tra i numerosi componenti, Keith Rowe (chitarra preparata), Werner Dafeldecker (contrabbasso, processing analogico, voce) e Andrea Belfi (percussioni, processing), Baran si fa, da par suo, ingegnere di un suono cervellotico e a tratti ostile, fermo a mezza strada tra astratto pianismo di matrice feldmaniana (Love Under Surveillance) e improv pura (Pin-snipers), da un lato, e acerbi tentativi di incanalare rumore, improvvisazione ed eccessi sonori in stralunati abbozzi di canzone rock (Pomerol) o jazz-ballad (Lewitt: comunque uno degli episodi meglio riusciti dell'album), dall'altra. Solo per coraggiosi.
(6.3/10)
Scheda: Paul Baran
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