Recensione
Eena Me Corner Jean Binta Breeze
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dub poetry Voti redazione e staff

Jean Binta Breeze

Eena Me Corner

Arroyo

Potrebbe sembrare un azzardo consigliare ai non specialisti in materia un disco come questo. Non lo è, in ragione del fatto che per un’ora, la calda voce della cinquantatreenne poetessa di Kingston scorre agile e intensa su basi minimali epperò solidissime, frutto dell’incontro tra due generazioni di produttori. Di due mondi, per di più, essendo le menti musicali dietro l’operazione il mito vivente Dennis Bovell - tondo, magnetico e sensuale il suo basso - e il pisano Marzio Aricò a/k/a Prudo.

Più giovane, questi porta in dote l’asciuttezza di talune declinazioni del verbo dub secondo la techno, allestendo trame sonore attorno alla potenza evocativa di parole e storie (i testi sono riportati integralmente e tradotti nella nostra lingua, rimarcando l’impegno profuso nell’operazione) con lo scopo, centrato, di fondersi con essa. Di accentuarla, anche, e aggiungere un tassello il più possibile attuale (magari tramite l’epidermica Mother Africa) a un aspetto importante della musica in levare. E’ un lavoro per niente monotono, allora, costruito di volta in volta attorno a sottintesi e atmosfere suggerite più che sovrimposte (Grandfather’s Dreams) oppure a un’elettronica lanciata in rifrazione contro la propria immagine (Dawn).

A raffinatezze che si aprono rigogliose (Mermaids), a profondità degli incastri (Aid Travels With A Bomb) e dell’insieme (Third World Blues). Non ci si rende conto che il punto d’inizio siano state le registrazioni “nude e crude” della Breeze tale è il calore umano che promana dal disco (apice una fluviale Testament che fonde con fierezza antico e moderno) ed è paradosso tra i più azzeccati. La presenza di un bel pezzo del nostro paese, poi, ce ne rende ancor più appagati.

(7.0/10)

Pubblicazione: 31 Gennaio 2010

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Giancarlo Turra
Giancarlo Turra (Album 2010)

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