Recensione
Luck in the Valley Jack Rose
Cover image
fingerpicking Voti redazione e staff

Jack Rose

Luck in the Valley

Thrill Jockey

Bookmark and Share Gallery

Ebbi modo d’incontrarlo Jack Rose. Uno squallido organizzatore, durante quel tour, l’aveva abbandonato sugli appennini tosco-emiliani a piedi, e con la chitarra sulle spalle. Jack se l’era fatte tutte quelle vallate per suonare la sera stessa. Nonostante le gambe gli duolessero, le mani scivolavano sullo strumento con la stessa soprendente lentezza di un treno dell’Alabama degli anni trenta visto dagli occhi di un bambino di colore. Era inconfondibile quello stile blues pieno di tecnica mai così discretamente nascosta.

Morire a 38 anni improvvisamente è qualcosa a cui non ci si abitua. Lasciare un’eredità nell’olimpo dei chitarristi visionari è un dono che solo pochi illuminati possiedono. Il Jack Rose che conobbi si muoveva come un guerriero solitario nella notte, impugnava la chitarra come un’arma segreta. Sapeva di essere al centro di una trappola: le distese infinite dei campi di grano di John Fahey, e le combinazioni misticheggianti di Robbie Basho. Jack Rose si trovava nel loro mezzo come in una bufera: li mescolava, utilizzava le ritmiche del primo sulle scale raga del secondo, ma la sua musica si privava del misticismo dei suoi padri spirituali

In Luck in the valley avviene proprio questo incontro combinatorio, ora Fahey (ma senza punteggiatura scandita), ora Basho (ma senza rimandi religiosi). Uno stile di lente progressioni, a volte irregolari, perlopiù sanguigne, sempre precise e filologicamente corrette.

Luck in the valley non sembra il disco di uno che sapeva di morire, non è un epitaffio, e nemmeno un compendio definitivo. Era ed è semplicemente un altro disco di Jack Rose, che anche stavolta, slittava un pizzico più in là, verso una forma più cangiante ma comunque attenta alla riscoperta della prewar folk music, con lo stesso piglio catalogativo di Harry Smith o di Alan Lomax (c'è anche una cover di Blind Blake).

Diviso esattamente in due ambiti, che azzardando, si potrebbero ritenere forse frutto di una scelta della Thrill Jockey più che del Rose: uno freak-free-folk paganeggiante (e quindi sulla stessa via di molti episodi recenti di Sir Richard Bishop), l’altro hillbilly e country (e queste sembrano più delle sessioni, registrate quasi amatorialmente, che veri e propri brani concepiti per convivere con la parte più solitaria dell’opera). È dunque lecito pensare Luck in the Valley come l'incontro di due ossature,  le stesse che Rose divideva in proprio e con i Pelt, due modi d’intendere il lavoro sullo strumento, quello sommesso e solitario, e quello festoso e corale. Sarebbe inutile citare un brano in particolare, visto la differenza degli episodi scritti in 9 mesi durante i quali si svolse l’ultimo grande tour di Jack Rose.

(7.3/10)

Scheda: Jack Rose

Pubblicazione: 30 Gennaio 2010

File under: fingerpicking

| Archivio
Salvatore Borrelli
Salvatore Borrelli (Album 2010)

copertina pdf #91