Gli Xiu Xiu sono stati uno degli avvenimenti sonori degli anni zero, che hanno segnato grazie ad una calligrafia inconfondibile, caratterizzata da un sovraccarico drammatico con pochi precedenti e ancor meno eguali. Il canto di Jamie Stewart si poneva come una mutazione di genere e generazionale del lirismo ineffabile d'un Mark Hollis, strattonato da fantasmi wave e dark, sospeso tra implosione ed esplosione emotiva, tra stordente disillusione e pathos cupo. E' comodo dirlo adesso, ma appare inevitabile che quel punto di forza finisse per rivelarsi una prigione.
Questo Dear God, I Hate Myself - album numero sette in otto anni - azzarda un frastagliato repertorio di espedienti electro a bassa fedeltà (pare che sia stato utilizzato anche un Nintendo DS) come guarnizioni per variare la portata. Ma è tutto inutile. Benché non manchino buone intuizioni - la delicata Hyunhye's Theme, quella Chocolate Makes You Happy che assieme alla title track rappresenta l'apice catchy di tutta una carriera - resta più che in filigrana la sensazione di un panegirico funereo già sentito troppe volte. E che non hai troppa voglia di stare ancora a sentire.
Stewart ha talento da vendere e un'integrità indiscutibile. Credo sappia benissimo quanto sia necessario ripensarsi artisticamente, ma non è certo grazie ad un maquillage a base di balzani stratagemmi sonici che ci riuscirà.
(5.8/10)
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Sembra piovuto dal nulla ma da anni gira nell'underground out-hop USA. A Sufi And A Killer è una rivelazione. Oltre la Warp e l'Anticon, lo yoga e il misticismo, Tom Waits e Flying Lotus...
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