Da una costola dei Barn Owl si staccano gli Higuma, ovvero Evan Caminiti e Lisa McGee, già avvistati un paio di anni orsono con il promettente Haze Valley e che ora danno alle stampe il secondo album per la nicchia in vinile della Digitalis Industries.
Titolo e copertina (artwork di Evan stesso che richiama “l’Isola dei Morti” di Bocklin…) fanno capire subito che aria tira da queste parti, qualcosa di ovviamente assimilabile alla band primaria, ma con il suo profilo ben netto e delineato. Ergo un nuovo rosario di apocalypse drones da ultimatum alla terra, che non prende prigionieri se non gli spiriti: l’ambient congelata di Glacial Tongues, prepara il terreno dell’excursus soprannaturale di The Ocelot, un ritmo tribale alla Natural Snow Buildings con vocal drones e chitarre riverberate in delay cosmico. Musica che oscilla tra la stasi instabile di Hexed and Vexed e la liturgia eterna di Hathor’s Dance, tributi impalpabili ai mantra ascetici dei Popol Vuh.
Da qui l’avveniristica passeggiata krautedelica di Sun Crown, tra le migliori cose ascoltate negli ultimi anni nel settore drone e derivati, a cui si aggiunge l’irreale stasi armonica di Are You Nobody Too? in lenta e pigra processione per aprire finalmente un prezioso scrigno di rapimento cosmico. Gli Higuma sono usciti dallo stato larvale e si sono trasformati in una splendida farfalla.
(7.5/10)
Scheda: Higuma
Abbonati al feed di Antonello Comunale