Recensione
God 3 – My Own Parasite 0 My Own Parasite
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Post rock Voti redazione e staff

My Own Parasite

God 3 – My Own Parasite 0

Plumbea Records

Chi, come nel caso del sottoscritto, si chiedeva dove fossero finiti, ha dovuto attendere un bel po’ di tempo prima di avere una risposta. Ci sono voluti quattro anni, infatti, ai My Own Parasite (se si esclude il breve interludio dell’ep-soundtrack The Killer Elite) per dare un seguito all’esordio full-lenght del 2004, I Am(Plumbea). Non che la notevole distanza temporale fra i due album risulti un problema, anzi, con i tempi che corrono (e con artisti che sfornano così tanti dischi all’anno da non starci dietro), una attesa prolungata può essere il segno di una riflessione sul proprio lavoro, una rarità al giorno d’oggi.

Ebbene, rieccoli. Trasformatasi in un trio, per la defezione di Stefano Rossello, passato alla scena industrial con la sua nuova band, i Bahnier, la band veronese-bolognese, si ripresenta al suo pubblico arricchita delle esperienze cinematografiche intraprese negli ultimi anni in collaborazione con il giovane regista Toni D’Angelo, per il quale hanno composto le musiche di alcuni cortometraggi, nonché del primo “lungo”, Una Notte, da pochi mesi uscito nelle sale (e di cui è in previsione l’uscita della soundtrack). Ritornano e lo fanno con un doppio album, con l’intenzione di fare le cose in grande. Ma se l’ambito delle musiche da film ha rappresentato, nel recente passato della band, un terreno di interessante sperimentazione, God 3 – Myself 0 riesce ad esprimere soltanto conferme. Conferme di uno stile ancora legato ad un sound inequivocabilmente (e dichiaratamente) figlio del post-rock. I riferimenti sono gli stessi degli esordi: Slint, Motorpsycho, June Of ’44, i tempi composti e la spigolosità del math-rock trasferite in una dimensione onirica e riflessiva.

Un doppio album, si diceva, che rappresenta, però, solo le due facce della stessa medaglia. Tutto il materiale, infatti, viene rielaborato per mezzo di due chiavi di lettura, la prima “elettrica” e la seconda “acustica”. Una scelta che, detto sinceramente, non fa gridare al miracolo per la sua originalità, ma che, nel processo di sdoppiamento fa guadagnare qualcosa al risultato complessivo. Laddove il disco elettrico, in effetti, ripropone abbastanza fedelmente le scelte stilistiche di quattro anni fa, aggiungendovi qualche richiamo agli ultimi C.S.I. (Errorinmente; Plumbea), quello “acustico” spoglia i brani della veste troppo usurata, mettendone in mostra gli elementi melodici in una dimensione molto intima. E’ qui che si (ri)scopre il fascino delle calde atmosfere di Swimming Pool Full Of Boredom (quasi degli Alice In Chains che incrociano a metà strada i Pink Floyd della colonna sonora di More), l’efficacia delle zone d’ombra elettroniche che offuscano le semplici linee melodiche di Naomi, mentre, in questo nuovo corpo, un brano come Plumbea si trasforma in una dignitosa “bonus track” di In Quiete, l’unplugged del fu Consorzio del convertito Ferretti. In realtà questo disco “acustico”, di acustico ha ben poco, a parte la chitarra, considerata la massiccia presenza di drum machine, suoni sintetici, feedback e basso elettrico. Ma poco importa se riesce ad apportare beneficio ad un album altrimenti un po’ troppo “chiuso in difesa”, tanto per richiamare il titolo dell’album con una metafora calcistica God 3 – My Own Parasite 0. Ma la partita è ancora lunga e ci sono ampi margini di recupero, anche se l’avversario è alquanto ostico.

(6.4/10)

Scheda: My Own Parasite

Pubblicazione: 06 Gennaio 2008

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Daniele Follero
Daniele Follero (Album 2008)

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