Recensione
Isla Portico Quartet
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jazz Voti redazione e staff

Portico Quartet

Isla

Real World

Il jazz sognante e ‘ambience’ del quartetto londinese prende le mosse da un amore incondizionato per le percussioni balinesi esplorate dal maestro Steve Reich (in particolare lo hang, strumento simile allo mbira con dei risuonatori che emettono un particolare riverbero di armonici) e da guizzi melodici (dai sax di Jack Wyllie) in linea con l’estetica ECM.

Alla seconda prova sulla lunga distanza (dopo l’acclamato esordio Knee Deep In The North Sea) i quattro esplorano sonorità visionarie che coniugano la tecnica con la melodia (Dawn Patrol), la progressività minimalista con l’anima (Line) e in generale un sentire smoooth da club, cose da frac e cravattino che scoppiano in sporadici assalti e assoli uberboost (Life Mast, Isla). Il jazz dei Portico non a caso è stato notato dai guru del selecting mondiale, Gilles Peterson incluso.

Il disco, registrato nei mitici studi di Abbey Road, è un tributo all’eterogenità di Miles Davis tagliato Molvaer, che si distingue per la superba tecnica e per il piglio deciso di quattro giovani a pane e DIYness. Ottimo per chi ama il jazz onirico o il minimalismo infarcito di citazioni world. Per i non addetti sarà una bellissima sorpresa. Give ‘em a try!

(7.3/10)

Scheda: Portico Quartet

Pubblicazione: 07 Febbraio 2010

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