Suscita comprensione Gustaf Kjellvander, cantante e autore di questa band svedese: per seguire la fidanzata si trasferiva da Malmö a Londra, dove lei lo scaricava. A seconda del carattere, la maggior parte di noi incapperebbe in una depressione cronica o si abbandonerebbe a un devastante turbinio di socialità estrema. Gustaf decideva invece di tornare a casa a scrivere canzoni per esorcizzare l’accaduto, usandole come lettino dello psicanalista. Ulteriore tassello di un mosaico che nella storia conta precedenti eccezionali, questo ennesimo viaggio all’interno di un cuore spezzato risulterà particolarmente gradito a chi si ciba di indie-pop chitarristico anni ’80.
Stilemi Sarah e/o Creation in versione leggera, polaroid scattate dagli Echo & the Bunnymen sotto la pioggia oceanica e ammiccamenti malinconici a Railway Children e Orange Juice ultimo modello compongono un piatto diverso dal solito stucchevole paciugo indiesfiga, che scorre senza particolari picchi ma nemmeno incappa in esagerazioni melodrammatiche e autoreferenzialità. Per tutti gli altri, possederlo o meno dipende da quanto romanticismo gli scorre nelle vene, ma soprattutto dalle loro recenti vicende sentimentali.
(6.6/10)
Scheda: Fine Arts Showcase
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