Ha anche un pregio lo scioglimento di una band. E cioè che, da quel che avviene dopo, sovente ne capisci meglio le dinamiche interne, il fatidico chi faceva cosa. Valga per tutti l’esempio dei Pixies, nelle cui fila Kim Deal sembrava una comprimaria finché non ebbe modo di respirare a pieni polmoni con le Breeders. In termini contrari, confermano l’assioma di cui sopra anche la produzione di Stephen Malkmus - svanito dietro la propria controfigura - e anche quella di Scott Kanneberg a/k/a Spiral Stairs. Le sortite a nome Preston School Of Industry si arenavano infatti dentro a un limbo incolore, nell'incapacità di rifarsi una vita artistica credibile come - tanto per restare tra “slacker” cresciuti - ad esempio un Lou Barlow.
Questione di indole(nza) e di giocare di retroguardia anche nel momento in cui si esce da dietro il paravento di una band e ci si aspetta una dichiarazione più significativa del solito, non sorridente gregariato che manco s’avvicina a una canzone minore del gruppo madre. Vaga tra corridoi bui e stanze vuote tenendosi stretti ricordi di gioventù fatti di risciacquature Modern Lovers , mediocrità sixties o country-rock, ogni tanto uno stanco inseguire gli Smog. Siccome due indizi fanno una prova, si capiscono i retroscena della recente reunion dei Pavement.
(5.0/10)
Scheda: Spiral Stairs
Pubblicazione: 27 Gennaio 2010
File under: mid-life indie rock
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