Se non ci fosse, il buon Adam Green bisognerebbe inventarlo. Strapazza da par suo e gioca con il genere cantautorale classico, passando agilmente di citazione in citazione. Sembra di vedere in azione simultaneamente un Randy Newman in acido, uno Scott Walker sarcastico, con aggiunte di Burt Bacharach e Jonathan Richman, mentre sta irridendo l’universo e l’ennesima incarnazione di se stesso si sta prendendo amabilmente gioco di noi.
Il Green amato in Germania, Inghilterra e Stati Uniti è un crooner consumato, che prosegue sulla scia dei due ultimi dischi (Friends Of Mine, 2003 e Gemstones, 2005), miscelando rock, folk, pop, soul, senso per l’orchestrazione e per la melodia. Il giovane autore è perentorio nel rifiutare il ruolo del songwriter classico (“il genere del cantautore confessionale mi disgusta, è gente che vomita le proprie emozioni in faccia al prossimo”), e dallo statement si capisce perfettamente la sua attitudine sarcastica, le liriche surreali, tra satira sociale e goliardia, di chi non si prende sul serio e osserva il mondo dal suo punto di vista sbilenco.
Registrato alla fine dell’ anno scorso con lo stesso gruppo che lo ha accompagnato nelle ultime esibizioni live e con l’arrangiatore per archi di Friends Of Mine, Jacket Full Of Danger mette in mostra il suo campionario di rimandi, tra echi ledzeppeliani e doorsiani (il rock-blues di White Women), ballad alla Walker (Pay The Toll, Drugs), filastrocche sincopate (Novotel), una cover deliziosa dei Beat Happening (Cast A Shadow) - memore degli inizi con i Moldy Peaches - veloci cambi di ritmo e di melodie, queste ultime a fare da leitmotiv dell’intero disco.
Il rischio che corre Green è, al solito, quello di restare ancorato a un cliché, come succede in buona parte di quest’ultimo lavoro, in cui l’attitudine parodistica prende il sopravvento; Adam gigioneggia, un Richard Hawley folle e senza regole, una parodia sfacciata del crooning, quanto voluta fino in fondo non è dato saperlo. Il rischio è anche quello di ripetersi sterilmente, finendo per stancare. Un (6.8/10) al talento, con l’augurio di vederlo maturare.
(6.8/10)
Scheda: Adam Green
Pubblicazione: 10 Marzo 2006
File under: songwriting
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