Due anni esatti dopo Distortion, ecco il di lui contraltare Realism. Entrambi all'insegna del "no-synth", realizzati dallo stesso team di musicisti, sembrano le classiche due facce di una stessa medaglia (che è poi l'arte melodica - apparentemente inesauribile - di Stephin Merritt). Se il predecessore muoveva dall'esplicita intenzione di omaggiare il sound distorto dei Jesus And Mary Chain in un magma talora ecessivo di chitarre deragliate, questo torna ad acquietarsi nel grembo d'un folk di stampo popolare, ispirato alle produzioni britanniche a cavallo tra Sessanta e Settanta, quindi puntigliosamente acustico anche se per nulla parco negli arrangiamenti.
Violini, violoncelli, fisarmoniche, banjo, bouzuki e tabla sono gli abiti versicolori di canzoni straordinariamente ispirate e varie. Sogni di bambagia vagamente psych (Always Already Gone), teatrini vaudeville-country (We Are Having a Hootenanny), incanti melmosi come un Julian Cope sotto valium (Walk A Lonely Road), deliziose marcette fiabesche (The Dolls' Tea Party), uno Scott Walker di carta da zucchero (I Don't Know What to Say) e una ballata da genuflessione come You Must Be Out of Your Mind capace di tanta asprigna malinconia da mandare in solluchero (anche) i fan di R.E.M. e Go-Betweens.
Il repertorio dei Magnetic Fields si arricchisce di un altro grande album. E - sapete cosa? - non ci stupisce.
(7.6/10)
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Sembra piovuto dal nulla ma da anni gira nell'underground out-hop USA. A Sufi And A Killer è una rivelazione. Oltre la Warp e l'Anticon, lo yoga e il misticismo, Tom Waits e Flying Lotus...
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