Tempo di sophomore album per The Doozer, strano tipo originario di Cambridge. Come si evince dal titolo, si tratta di un bel viaggetto nelle stralunate terre del folk psych d'antan. Il Virgilio del caso, invisibile ma tangibilissimo, è l'illustre concittadino Syd Barrett, o meglio il di lui spirito, che aleggia in ogni inflessione balzana, nelle marcette flosce, tra gli organi caliginosi e lo strumming sparuto delle chitarrine.
Una devozione itinerante che lungo la strada incrocia altri spiriti affini come ovviamente i Robyn Hitchcock e i Julian Cope nella versione più frugale ma non per questo meno sciroccata (sentitevi Public Transport o l'iniziale Nothing Like The Hero). Una bizzarra solennità (Brother Lazarus) risponde a certo estro bucolico (i Belle And Sebastian in pieno trip anfetaminico di God Does not Need Light), ma si fa preferire di gran lunga il piglio erratico e insidioso d'una Decisive Mind, che spedisce i primi Floyd dalle parti dei Jefferson Starship.
Il tipo in questione non è solo un bislacco, nel tempo libero collabora con tipetti quali Alasdair Roberts e Animal Collective. In ogni caso, a questo punto ne sapete abbastanza per esservi fatti un'idea di cosa aspettarvi.
(6.6/10)
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