Recensione
Cover image
Genere

impro / jazzcore

Data di uscita

Settembre 2009

Pubblicazione

03 Febbraio 2010

Maddalena, Maria

Mangia Margot

Autoprodotto

Da Malo, provincia di Vicenza, i Mangia Margot, gruppo nato nel 2003 come trio prog estremo, nel 2007 asciugatosi a duo (Andrea Colbacchini-Luca Brunello) e votatosi a quella miscela impro-noise-math-jazzcore che l'organico (basso-batteria, senza voce) e i compagni di palco degli ultimi tempi (Zu, OvO, Talibam; ma anche i conterranei Eterea) possono facilmente lasciare intuire.

In questa prima prova ufficiale - lasciando da parte il concept anti-omofobia che ci sarebbe dietro ai titoli - troviamo cinque miniature tutte costruite sulla giustapposizione di piccole cellule ritmico-timbriche, con un esito finale collagistico (in tal senso figlio del loro passato prog) che li avvicina - e non è un caso - ai Testadeporcu di Diego D'Agata. Jazzcore, fonti del jazzcore e dintorni, tra funk distorto, thrash metal, tribalismi industrial, cupezze alla Primus e alla Whirlwind Heat, appiccicosità alla Sabot e cinetismi (nelle rullate) che guardano ai Lightning Bolt. Ma anche un paio di deviazioni - strutturalmente - disco.

Per quanto la formula sia abusatissima, i Margot se la cavano bene, con momenti ottimi soprattutto nel bilanciare le atmosfere e i cambi di registro. Andrebbe meglio concentrandosi un po' più sulla composizione e un po' meno sul solo montaggio.

(6.4/10)

| Archivio

Media partners