Recensione
One Life Stand Hot Chip
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electropop tamarro Voti redazione e staff

Hot Chip

One Life Stand

Parlophone

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Giunti al quarto disco, in quest'incredibile mix di maturità e svendita, gli Hot Chip quasi non li riconosci. Piuttosto che alle solite wave, hanno deciso di calcare fino in fondo una propria via agli Ottanta sia cercando di guardare quelli "contro" del maestro Robert Wyatt sia mettendo il naso in qualche anfratto mutant disco (One Life Stand) o early house (We Have Love). Sulla carta soltanto applausi, ma che succede quando dal coraggio di osare si passa alla voglia di strafare abbracciando un immaginario che va da certo Jimmy Sommerville, passando per l'imprescindibile Antony degli Hercules Love Affair (We Have Love), approdando persino ai lidi più bonari (I Feel Better, Brothers) della puerile estetica Killers?

E' il risultato terribile di un album dal nerbo comunque salvifico avvitato com'è attorno a un (white) soul pop funzionante quando i ragazzi ci si affidano completamente (il grandioso singolo Alley Cats, l'ispirata Keep Quiet), diverte quando giocano la carta nerd (il vocoder cartoon della rockisch Hand Me Down Your Love con un bell'inserto da lacrimuccia); e fallimentare nel resto dei casi, ad esempio nella kitsch disco krauta di Thieves In The Night, nel citato buonismo natalizio di Brothers; pur salvandosi in corner con la superballatona blues da accendini (Slush con alla batteria Charles Hayward dei This Heat).

Una classe ancora papabile e viva dopotutto.

(6.5/10)

Scheda: Hot Chip

Pubblicazione: 24 Gennaio 2010

File under: electropop tamarro

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Edoardo Bridda
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