Recensione
Dinosauri Hikobusha
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wave / trip-hop / canzone d'autore Voti redazione e staff

Hikobusha

Dinosauri

Motherfuckart

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Hikobusha, ovvero “vivere con la morte dentro”. Soprattutto dalle parti di Hiroshima e Nagasaki. A trascinarci in questo esordio della band di Davide Gammon Scheriani, Stefano Maurizio, Strix Silverii, Antonio Colombini e Paolo Zangara – già Lo.Mo - , una new-wave “patternizzata” trip-hop che aspira evidentemente a conquistare lo spessore autoriale di certa tradizione autoctona. Uno scenario decadente e conflittuale come non se ne sentivano da un pezzo, figlio di ruvidezze oscure à la Portishead e di una Mute Records ante litteram, dei Depeche Mode meno avventurosi e dei La Crus. Da quest'ultimi i Nostri ereditano approccio serioso e aspirazioni colte, col pallino di aggiornarle di qualche anno e di farle star dentro ai canoni di un rock che non disdegna la chitarra elettrica.

Le cose migliori si ascoltano quando a prendere il sopravvento sono la canzone d'autore (Terra di risa e sgomento) e il trip hop (Libero arbitrio), mondi piacevolmente – e inaspettatamente - confinanti tra cui la new wave fa un po' da collante. Per una scrittura dettagliata che perde smalto quando si addentra in un citazionismo di forma (Scarafaggio Elvis, La danza delle ossa) e si esalta nelle parentesi meno convenzionali (Malastreada, Il sapere del sangue, Angelo tra noi).

Un disco dai buoni contenuti dove è soprattutto la parte suonata a emergere. Il che significa che forse non tutti gli obiettivi di partenza sono stati raggiunti.

(6.8/10)

Scheda: Hikobusha

Pubblicazione: 27 Gennaio 2010

File under: wave / trip-hop / canzone d'autore

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Fabrizio Zampighi
Fabrizio Zampighi (Album 2010)

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